Territorio

La città di Amalfi

«Amalfi è tutta distesa sul mare… Un mare aperto, immenso, dove due golfi si uniscono e si mescolano… Tutta la città è un grande balcone sferzato da una sole abbagliante».

Scriveva così il grande giornalista amalfitano Gaetano Afeltra a proposito della sua città, capace di fondere le glorie del passato con il profumo del mare e dei limoni.

La maestosa cattedrale, i chiostri incantati e la antiche piazze, con l’esclusivo artigianato della Carta a mano, le ceramiche artistiche, il limoncello, i sandali. Il tutto amalgamato dal ricco folklore delle manifestazioni: le celebrazioni del Venerdì Santo, del Natale e del Capodanno, della Regata Storica e del Capodanno Bizantino.

E poi la gastronomia, a mezzadria tra innovazione e tradizione, e le sue spiagge, autentici monili che il mare ha scavato ai piedi delle rocce arse dal sole.

 

Il cuore monumentale

L’attuale centro urbano di Amalfi corrisponde totalmente a quello della città medievale, per cui conserva tuttora imponenti vestigia del passato storico, individuabili attraverso una lettura stratigrafica nella superfetazione architettonica delineatasi durante i secoli.

Il monumento per eccellenza che evidenzia tale interessante fenomeno è senza dubbio il complesso della Cattedrale di Amalfi. Esso è formato da due basiliche accostate e un tempo comunicanti. La più antica era dedicata alla Vergine Assunta, prima protettrice di Amalfi; fu costruita sui resti di un’altra cattedrale paleocristiana del VI secolo in forma romanica ed impostata su tre navate. A questa basilica-cattedrale del IX secolo ne fu affiancata un’altra nel 987 per interessamento del Duca di Amalfi Mansone I. Questa nuova cattedrale è anch’essa a tre navate ed è dedicata all’Apostolo Andrea, protettore dell’intera diocesi amalfitana almeno sin dalla prima metà del X secolo.
La primitiva cattedrale, poi detta “chiesa del Crocifisso”, fu trasformata in forma controriformistica e barocca tra il XVI ed il XVII secolo. Riportata, quindi, alla luce l’antica struttura romanica, essa ora mostra colonne e capitelli di spoglio, archi acuti, bifore e monofore duecentesche, affreschi del periodo angioino, tra cui si segnalano una Madonna con Bambino, i Ss. Cosma e Damiano, il Beato Gerardo Sasso, fondatore dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, oggi di Malta.

Allo stato attuale la Basilica ospita il Museo di Arte Sacra del Duomo, tra i cui oggetti esposti assumono particolare rilevanza una mitra angioina con pietre preziose e ventimila perline autentiche, nonché un calice smaltato del XIV secolo.

L’elemento artistico di pregervole valore della nuova cattedrale è senz’altro la porta di bronzo realizzata a Costantinopoli per volere del ricco mercante amalfitano Pantaleone de Comite Maurone, il quale la donò all’Episcopio della sua città verso il 1060. Questa porta presenta quattro figure ageminate in argento, raffiguranti Cristo, la Vergine, Sant’Andrea e San Pietro. Tale opera rappresenta il prototipo per una serie di coeve valve bronzee donate dallo stesso Pantaleone e dalla sua famiglia a San Paolo fuori le mura (Roma), a Montecassino, a San Michele Arcangelo sul Gargano.
La cattedrale di Sant’Andrea fu trasformata completamente in chiave barocca agli inizi del XVIII secolo per iniziativa dell’Arcivescovo Michele Bologna; testimonianze di questo intervento sono le tele del pittore napoletano Andrea d’Aste, rievocanti il martirio di Sant’Andrea, e il soffitto in oro zecchino.

Il transetto della cattedrale, che mostra tuttora archi intrecciati di stile moresco, fu realizzato nei primi anni del Duecento per volere dell’arcivescovo Matteo di Capua, insieme alla sottostante cripta. In questa, l’8 maggio 1208, il Cardinale amalfitano Pietro Capuano, legato pontificio alla IV crociata, introdusse le spoglie dell’Apostolo Andrea, che trasportò via mare da Costantinopoli; un affresco del 1610 di Aniello Falcone rievoca l’avvenimento, mostrando le strutture architettoniche della primitiva cattedrale romanica.

Sulla tomba dell’Apostolo fu realizzato, nei primi anni del Seicento, un altare che presenta la statua bronzea di Sant’Andrea, opera di Michelangelo Naccherino, e quelle marmoree dedicate da Pietro Bernini ai Martiri Lorenzo e Stefano. In quegli stessi anni furono affrescate le volte a crociera della cripta, mediante scene della vita di Cristo. Sin dal 1304 sulla tomba dell’Apostolo si verifica un “segno particolare”, cioè la comparsa in quantità variabili di un liquido oleoso, incolore, inodore ed insapore denominato “manna”. Secondo la tradizione questa manna avrebbe compiuto numerosi miracoli, guarendo fedeli locali e pellegrini.

Dalla parte settentrionale della primitiva cattedrale l’Arcivescovo Filippo Augustariccio edificò, nel 1268, il Chiostro Paradiso, un cimitero per nobili, identificato da un quadriportico con archi intrecciati poggianti su colonnine binate, nel quale sono evidenti sei cappelle affrescate; l’opera pittorica di maggior rilievo è, a tal proposito, la Crocifissione attribuita alla scuola napoletana di Giotto.
Di fronte al Chiostro si erge il campanile della cattedrale, che fu realizzato in stile romanico tra il 1180 e il 1276; in quest’ultima data fu costruita la cella campanaria in stile moresco per volere dell’Arcivescovo Filippo Augustariccio.

Il centro urbano di Amalfi può essere considertato a giusta ragione una sorta di museo vivente, poiché conserva, alquanto intatte, le testimonianze architettoniche ed urbanistiche del suo passato, rileggibili attraverso la stratificazione dei secoli. Tra queste emergenze architettoniche si segnalano chiese e cappelle, monasteri e conventi (alcuni dei quali diventati alberghi già nel XIX secolo), dimore dell’aristocrazia mercantile medievale, torri e mura.

Nella parte più interna, oggi detta Valle dei Mulini, sono tuttora presenti le imponenti vestigia delle antiche cartiere amalfitane che, sin dal XIII secolo, producevano la celebre carta a mano, mediante processi tecnologici appresi dal mondo arabo e migliorati in loco. Allo stato attuale la maggior parte di tale edifici si trova nella condizione di rudere; solo due cartiere sono tuttora attive, mentre è in funzione il Museo della Carta, che offre ai visitatori un’esaustiva rivisitazione storica di tale antica attività protoindustriale.

L’ultima costruzione individualbile nell’interno della Valle è la Ferriera di Amalfi, un opificio per l’estrazione del ferro dai minerali grezzi e per la produzione dell’acciaio, risalente al XIV secolo che è, pertanto, tra i più antichi dell’Italia meridionale.

Testi a cura del prof. Giuseppe Gargano